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ABSTRACT L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 30996 del 26 novembre 2025 offre lo spunto per una rimeditazione sulla natura della consulenza tecnica di parte (la c.d. “perizia”) e sulla sua producibilità nel giudizio di gravame. La Suprema Corte, ponendosi nel solco tracciato dalle Sezioni Unite, qualifica l'elaborato peritale di parte non quale mezzo di prova soggetto alle preclusioni di cui all'art. 345 c.p.c., bensì come atto difensivo a contenuto tecnico. Il presente contributo analizza le ricadute processuali di tale principio, evidenziando come esso legittimi la contestazione di qualsiasi profilo critico della C.T.U. (metodologico, valutativo o logico) anche in secondo grado, garantendo l'effettività del contraddittorio tecnico in linea con quanto dallo scrivente sostenuto in merito alla "difesa tecnica indispensabile". In tale ottica, la produzione della "perizia" in Appello diviene strumento essenziale.
SOMMARIO: 1. Introduzione: la dialettica tra giudice e sapere tecnico – 2. L'ampiezza della contestazione: oltre il mero errore materiale – 3. La “difesa tecnica indispensabile" e il dovere di valutazione del giudice d’Appello – 4. Conclusioni
1. Introduzione: la dialettica tra giudice e sapere tecnico
Nel contenzioso civile, e segnatamente in quello bancario e finanziario, la decisione giudiziale riposa sempre più frequentemente su accertamenti che esulano dalla scienza giuridica pura. La Consulenza Tecnica d'Ufficio (C.T.U.) diviene così… leggi tutto
5 dicembre 2025
